Mario Avallone, il kuoco pop  che insegue le emozioni e colora Napoli e la cucina di squisite novità 

Napoli – Si definisce, senza ordine di importanza: Cuoco geografico. Cuoco meteorologico. Cuoco amministratore. Cuoco storico. E’ allo stato il cuoco più pop della cucina campana e la Stanza del Gusto, oltre ad essere il ristorante che prima di tutti ha percorso la via dell’autarchia in tavola è il primo esperimento riuscito di fusioni partendo dalle eccellenze della terra e del mare. Mario Avallone è il Kuoko mercante, con la K per enfatizzarne onomatopeicamente il significato della parola cuoco che qui non è solo operaio e salta padella, ma diviene intermediario tra il prodotto, chi lo coltiva o alleva e chi poi lo degusta. “Mi piace ricordare Einstein quando dice: la conoscenza si acquisisce con l’esperienza, tutto il resto è informazione”. Inizia così Mario Avallone. In piena Prima Repubblica, con le feste e i banchetti dei terrazzi e nei giardini della Napoli che conta, quella dove ministri e ballerine si incontravano a cena con imprenditori e giornalisti. Mario con un suo amico che aveva un catering cucina per le feste del primo impero e diventa sempre più bravo. Oggi sembrano lontani i tempi di quando in motocicletta girava mezza Napoli, dal Vomero a Posillipo a consegnar torte e a cucinare prelibatezze. E invece sono tutti lì. Tutti nel suo volto a metà strada tra un intellettuale e un cuoco che se fatto alla Avallone è più intellettuale di un filosofo.

“La filiera gastronomica inizia quando s’incontra un ingrediente. Al mercato, nelle reti di un pescatore, in campagna, dagli artigiani giusti e l’accezione di mercante che pongo al significato di cuoco non è una categoria merciologica. Un cuoco diventa mercante quando il sapere culturale, il saper creare, il saper fare, il saper comunicare e infine, il saper vendere sono un tutt’uno”. Racconta la sua storia e la sua voglia di movimento ne La Stanza del Gusto, il ristorante gourmet (quando non era alla moda, lui già puntava a questo) più pop che abbia mai visto. L’ultima cena, le frasi e i volti di Totò e San Gennaro si incrociano senza stonare con versi di poesie spinte e frasi celebri. Non si autocelebra Avallone, ma celebra tutto ciò che lo appassiona. Spesso fuori dagli schemi. “Vivo la mia metropolitanità intensamente. Apprezzo e riconosco le organizzazioni che puntano al gusto, ma non sento di appartenervi. Seguo il mio percorso che è fatto quotidianamente di studio e ricerca”. Mario Avallone ancora si emoziona quando gli prenotano un tavolo. La Stanza è sempre piena.

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