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I Custodi delle Vigne dell’Etna. La voce dell’Etna

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Tra formule e abbracci: I Custodi delle vigne dell’Etna

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Oggi mi sento generosa e, pur sapendo di non stare per rivelarvi qualcosa nota ai più, a quelli che il vino lo gustano, a quelli che le viti le amano, ho deciso di palesare il corrispondente etneo dell’ “Apriti Sesamo” d’Arabia. Spero apprezzerete questo piccolo cadeau da cui apprendere, da cui imparare. Tanto perché mi sembra giusto che in queste feste, colme di occasioni per brindare, riempiate/iamo i calici di roba buona!
La formula magica capace di aprire tutte le porte del mondo enologico è un nome proprio di persona, singolare maschile: Salvo Foti. Pare che quest’uomo, che sprizza acini da tutti i pori, sia un vero portento.
Ora, tralasciando leggende-più che metropolitane- campagnole, di cui –ricordate- c’è sempre un fondo di verità (in alcuni casi non solo il fondo), è mio dovere -nonché piacere e onore- raccontarvi del perché si sia arrivati a tale formula. Alla base della sua notorietà c’è una filosofia, una storia che merita d’esser tramandata.Salvo Foti ha riesumato l’antico mestiere del vignaiuolo, riportando alla luce pratiche e sistemi da secoli dimenticati, usurpati dalla prepotenza delle logiche di mercato e di quella parola che troppo frequentemente impasta le bocche: “easy”! Coltivare un vigneto deve essere “complicated”! non c’è un’altra soluzione, siamo intesi?
Insomma, è nato così il consorzio de I Vigneri, un’associazione che aggrega quelle realtà vitivinicole che …sapete che fanno? Abbracciano! Non ho assunto, presa dalla piega magica dell’articolo, alcuna pozione allucinogena, tranquilli. Quel che ho visto nei territori de I Custodi delle vigne dell’Etna, una delle aziende associate, è una concatenazione di abbracci e premure degli amanti più teneri, non è uno scherzo! Per accertarvene vi fornisco la mia personalissima descrizione di uno dei vigneti, quello più arzillo.
La Centenaria di Calderara, una piccola aerea che primeggia sui confinanti, domina per la sua rara bellezza; ogni abitante di questa comunità ha una caratteristica in comune, uno di quei doni genetici che molti umani vorrebbero avere: l’incremento dell’avvenenza nella longevità. Alberelli ( il must de I Vigneri) a piede franco, tutti oltre la settantina, molti più che centenari, trionfano superbi e maestosi con un vigore da giovincelli. Loro vengono continuamente abbracciati, avvolti dalla passione di mani che impugnano zappe continuamente per circondare questi signori bisnonni d’affetto e di calore: nulla è lasciato al caso, alle macchine. Ogni pianta viene cinta da un cerchio concavo riempito di nutrimento (solo stallatico); mani callose estirpano gramigna avida di spazi (nessun diserbante), divelgono pietre insidiose; tocca alle vanghe: coperte morbide per le radici; dita inanellano forbici di fabbro (strumento esclusivo per la potatura) mentre i vecchietti riposano. Il silenzio viene talvolta interrotto dal ragliare lontano di un asino stanco di aggirarsi nei vigneti più alti, di trasportare inani sarmenti, incubatori di xilofagi distruttori, fuori da gli abbracci. E, quando il corpo stanco dei vignaiuoli si ferma un attimo a respirare, lo sguardo cade appagato su quei vecchietti che restituiscono l’abbraccio a pali di castagno (unicamente castagno), bastoni della loro vecchiaia. Grappoli in divenire vengono adagiati sotto campane di vetro (potatura verde) romanticamente create da polpastrelli attenti, scrupolosi. Il sole picchia sulla terra nera per regalare l’ultimo tocco ad uve brillanti che promettono faville.
È solo così che in cantina è possibile cingere di un ultimo vellutato abbraccio di rovere quella miscela di alicante, nerello mascalese e nerello cappuccio che più s’insinua tra le possenti falde del vulcano. Ancora un altro anno in bottiglia, custodito come una gemma che si trova alla fine di un lungo viaggio senza essere stata scalfita (SO2 libera al di sotto dei 25mg/l), e l’Aetneus sgorga impavido, ammutolendo le fauci dell’Etna.
Non è certo figlio unico questo vino che incarna egregiamente la filosofia di chi è un vignaiuolo nel profondo, ma continuare a scrivere lascia il tempo che trova.
Si aprano le danze, rullino i tamburi, tintinnino i bicchieri.
Auguri!

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p.s. un grazie all’enologo vice, dott. Angelo Di Grazia, e a chi ha deciso di continuare l’opera di custodia di un bene millenario, ing. Mario Paoluzi.

I Custodi delle vigne dell’Etna
Contrada Moganazzi
Castiglione di Sicilia
Catania
3931898430
www.icustodi.it
info@icustodi.it

MARZIA SCALA

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