Salerno Letteratura presenta: “Borbonia Felix” di Renata de Lorenzo

Salerno, per 7 giorni capitale della cultura: dal 23 al 29 giugno, una città brulicante di eventi vi attende.
Il festival della Letteratura organizzato in maniera eccellente da Ines Mainieri e Francesco Durante (e dauno staff cordialissimo) si pone come un momento importante per la nostra città e non solo.
Gustocampania ha il piacere di raccontare quotidianamente gli eventi supportando la campagna dell’organizzazione della manifestazione “Io sostengo Salerno Letteratura”, per chiunque voglia offrire anche un piccolo contributo economico al “bello”.

Oggi siamo stati attratti dal libro di Renata De Lorenzo, che con il suo titolo esplosivo “BORBONIA FELIX” ha suscitato un interesse notevole nell’attenta platea accorsa al restaurato palazzo Fruscione nel cuore pulsante della città

Dunque “Borbonia Felix”; il titolo lasciava presagire evocazioni luminose di un tempo che fu, ed invece offre un quadro spietato, con rigore scientifico e ricostruzione storica impeccabile di quelle che sono state le profonde lacune del Regno delle due Sicilie.
La conversazione è stata ovviamente molto animata, con interazioni molto interessanti con un pubblico attento e competente che in alcuni casi ha mal digerito l’analisi cruda ed impietosa della prof.De Lorenzo.
Il Regno delle due Sicilie affrontato dalla storica De Lorenzo apre certamente un dibattito quanto mai attuale, ma il libro è innanzitutto un volume di carattere scientifico, che non cede a facili e sterili deviazioni nostalgiche, il lavoro si concentra piuttosto su un’analisi politico-storica che prende le mosse dal Risorgimento fino ad arrivare al periodo cruciale 1848/1860 pre unità d’Italia, mettendo in luce le debolezze del Regno, che per definizione dell’autrice era “in bilico“.
La tesi della De Lorenzo verte preliminarmente su questa incapacità del Regno di intuire i cambiamenti in atto e di non aver saputo trovare una collocazione precisa e netta tra assolutismo e liberalismo, vivacchiando in un impalpabile limbo che ne ha disciolto le fondamenta. Il non aver compreso che la scelta tra Nazione e Libertà era indispensabile ha costituito la valanga che ha poi portato al crollo del Regno; mentre il Piemonte si alleava con la Monarchia, Napoli si imbatteva in una crisi profonda accelerata anche da una mancanza di progettualità politica che era ancora più accentuata da un’assoluta carenza di modernizzazione.
Ed il periodo 48/60, per la De Lorenzo è anche il periodo della grande fuga degli intellettuali meridionali verso il Nord, lasciando un vuoto in termini assoluti.

Il lavoro della De Lorenzo, a nostro parere, è un’opera che pone delle serie riflessioni, sia agli storici, ma soprattutto assesta un bel colpo agli pseudo nostalgici, in quanto la ricostruzione di un periodo complesso e ricco di sfumature non è mai banale, quanto piuttosto precisa attenta soprattutto a far emergere le debolezze di un Regno senza “visione” politica, quasi avulso da un contesto europeo che invece si andava caratterizzando per una serie impressionante di trasformazioni epocali. Nel Regno c’erano sofferenze, si avvertiva nel popolo la consapevolezza di vivere in un’epoca tutt’altro che ricca di benessere come al contrario vorrebbero far credere le false ricostruzioni storiche adattate alle circostanze da chi nulla scientificamente può dimostrare.

Ciò che invece ci convince meno dell’opera della prof.ssa De Lorenzo è la totale assenza, nella sua ricostruzione storica, dei processi economici in atto in quel periodo, dove si perpetrarono accordi tra un Nord malandato dal punto di vista economico e fortemente indebitato, con una borghesia meridionale che sapeva di poter contare tra l’altro sulle floride casse del Regno, appetito dai Savoia.
Ma questo è solo un piccolo spunto, peraltro marginale per far comprendere come una ricostruzione storica sia necessariamente a nostro parere, un qualcosa che non può prescindere da una preliminare analisi dell’ evoluzioni economiche e dalle sue dinamiche che da sempre determinano le sorti dell’umanità più della politica e di qualsiasi visione antropologica e sociologica.
La storia è conseguenza di decisioni economiche prima ancora che di qualsiasi altra natura.

Gianluigi Carlino

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