“Sheep” la prima verticale della coda di Pecora dell’azienda IL VERRO

IL VERRO

L’azienda agricola Il Verro  è una bellissima realtà produttiva della provincia di Caserta che nasce nel 2003 , in un’area ormai abbandonata tra rovi ed erbacce ,dominata dal Monte Maggiore tra il bacino delle acque minerali di Riardo e le antiche terre del Volturno, zona  di caccia al cinghiale della  baronia di Formicola.Il nome scelto  “Il Verro” ed il suo simbolo viene  dal nome che i locali davano al maschio del cinghiale (‘u verru) .

I 5 soci fondatori tra cui Cesare Avenia che attualmente è rimasto a gestire l’azienda  desideravano attraverso la loro iniziativa imprenditoriale di produzione di vino e olio di qualità di contribuire a riprendere le antiche produzioni locali ed a riqualificare i loro territori di origine. Oggi l’azienda produce poco più di 20.000 bottiglie frutto della lavorazione di soli vitigni autoctoni; Casavecchia, Pallagrello Bianco, Pallagrello Nero e Coda di Pecora.Dei 14 ettari di proprietà solo 4 sono attualmente vitati prediligendo le sole aree in cui i  terreni sono ricchi di lava ed esposti a Sud -Sud-Est .La parte restante della proprietà e ricca di secolari alberi di ulivo, da cui viene prodotto l’olio aziendale e piante di antiche varietà di ciliegio e noci. Tra le varietà coltivate e prodotte la Coda di Pecora è parte di un lungo lavoro di valorizzazione dell’antico vitigno autoctono presente unicamente tra il Monte Maggiore e Roccamonfina (Citato già da Frojo nel 1875)  ritrovato in alcuni antichi ceppi  nella proprietà. La prima vinificazione nel 2010 in poche rare bottiglie .La prima uscita  sul mercato nel  2011 con il nome di “Sheep” in quanto il vitigno e la sua denominazione “Coda di Pecora” non era più censita nelle uve atte a produrre vino . Il lungo lavoro di ricerca di questi anni , che mirava ad ottenere il riconoscimento ufficiale con il supporto di Antonella Monaco del dipartimento di Agraria dell’università Federico II di Napoli è quasi completato.Parallelamente con  il professor Giancarlo Moschetti docente dell’Università di Palermo e  dell’enologo aziendale Vincenzo Mercurio si è sviluppata una ricerca mirata alle selezione di ceppi autoctoni di lieviti che hanno visto il loro primo utilizzo  con l’annata 2018.

Sabato 16 Novembre con l’obiettivo di condividere il lungo percorso di sperimentazione intrapreso e per fare una riflessione con gli esperti del settore e la stampa Cesare Avenia ha promosso la prima verticale di tutte le annate prodotte dal 2011 al 2018 di “Sheep”.

Al tavolo dei relatori per presentazione e la degustazione guidata Cesare Avenia con suo figlio Adriano, Vincenzo Mercurio, il professore Giancarlo Moschetti, docente dell’Università di Palermo,la professoressa Antonella Monaco del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli ed il sommelier Pietro Iadicicco Sommelier e referente Ais per la provincia di Caserta.

Prima di iniziare la degustazione  è stato evidenziato che l’annata 2018 è la prima prodotta con ceppi di  lieviti autoctoni selezionati in collaborazione con il professor Giancarlo Moschetti. Per la parte tecnica Vincenzo Mercurio,ha spiegato che la scelta in accordo con la proprietà è stata sin dall’inizio di applicare pratiche non invasive in vigna ed in cantina. L’azienda è certificata BIO dal 2017 ma ha sempre sviluppato pratiche  eco-sostenibili ed a basso impatto ambientale. In cantina gli interventi sono stati sempre ridotti  al minimo,escludendo l’uso del legno e prediligendo solo fermentazioni in acciaio e l’affinamento in vetro. L’obiettivo in futuro sarà di ottenere vini prodotti esclusivamente da fermentazioni spontanee con lieviti autoctoni selezionati.

In questi primi anni si è potuto verificare che il vitigno Coda di Pecora  non ha una grande produttività, matura lentamente e non ha una colorazione eccessiva anche nella piena maturazione.In cantina si è scelto di praticare una   pressature delicata e  soffice delle uve senza  la macerazione delle bucce ,ciò anche per evitare una cessione eccessiva di colore che è tipica del vitigno. Dopo tanti anni di confusione tra Coda di pecora e coda di volpe, nel 2005 dopo  l’esame del DNA è stata certificata l’autenticità ed e stato avviato l’iter per la registrazione tra i vitigni riconosciuti ufficialmente dal Ministero. Proprio perché tale procedura non è stata completata, il nome del vitigno non può apparire in etichetta ed il  vino è commercializzato e conosciuto con un inglesismo Sheep scelto per rendere agevole la  diffusione anche sui mercati esteri.

La Dott.ssa Antonella Monaco nel suo intervento ha spiegato che di fronte alla grande biodiversità dei vitigni del Sud ,che negli ultimi anni ha portato alla ribalta più di 100 vitigni tra Campania, Calabria e Sicilia, la Coda di Pecora  è risultate una varietà unica ,che non si somiglia e non si confonde con altre varietà conosciute e che risulta dalle ricerche svolte essere presente solo nell’ areale di Roccamonfina in provincia di Caserta. Attualmente è in corso una valutazione territoriale in tutta l’Italia per verificare l’esistenza di sinonimi o nomi uguali anche di varietà diverse  per evitare di cambiarne il nome e per distinguerlo inequivocabilmente come Coda di Pecora.

VERTICALE SHEEP 2011 -2018

Sheep 2018. Colore giallo paglierino carico  molto luminoso. Al naso è fresco con piacevoli note agrumate e fruttate alternate a sentori floreali e di erbe aromatiche. Al gusto è fresco ma piacevolmente fuso con la sapidità e la nota minerale. Un vino che è già in un  buon equilibrio, ancora  giovane ma di grandi prospettive. Un’ottima annata.

Sheep 2017.  Il colore anche in quest’annata  è giallo carico ancora vivace e brillante. Al naso è fresco e intenso le note  agrumate e fruttate (la nota di mela annurca è molto marcata), si alternano ai sentori floreali e di erbe aromatiche con un finale lievemente boisè . Al gusto anche quest’annata è ben bilanciata tra freschezza e sapidità  con un gusto  rotondo e morbido.

Sheep 2016. Alla vista è di un giallo paglierino vivace ma meno carico  di colore rispetto alle due annate precedenti. Al naso si avvertono sentori  agrumati e fruttati e piacevoli note balsamiche e di erbe aromatiche. Al gusto è abbastanza fresco con una prevalente nota sapida e minerale. Un vino accattivante e piacevole che mette in evidenza una diversità di espressione  in tutte le fasi :visiva ,olfattiva e gustativa dovuta al diverso andamento climatico.Sarà uno dei miei millesimi preferiti.

Sheep 2015. Colore giallo carico dai riflessi i dorati. Al naso si avvertono note di frutta matura di mela e pera seguite da scorza di agrumi leggermente candite con nota minerale e boisè nel finale.Al gusto è sapido, fresco piacevolmente morbido e di buona persistenza.

Sheep 2014. Colore che vira al giallo molto carico quasi dorato. Al naso è meno intenso  e stenta ad aprirsi .Si avvertono note di frutta matura,frutta esotica ,fiori secchi e una piacevole nota fumè.Al gusto è morbido, rotondo ,sapido e chiude con un nota leggermente amara nel finale.

Sheep 2013. Colore giallo dorato carico ma ancora vivace. Al naso prevalgono aromi di frutta esotica matura fiori appassiti sentori tostati di nocciola e la tipica nota affumicata che caratterizza e si avverte in  tutte le annate anche se con intensità diverse. Al gusto è fresco ,sapido  minerale ma con un svolta più decisa verso le morbidezze.Buona la   persistenza gusto olfattiva.

Sheep 2012. Colore giallo dorato carico.L’annata estremamente calda lo rende chiuso al naso al primo approccio. E’ il vino meno ampio della batteria ed anche a mio giudizio il meno performante,probabilmente per effetto dell’andamento climatico. Al naso note di frutta matura e note ossidative che cominciano a prendere il sopravvento. Al gusto è morbido ,poco fresco e quasi salino.

Sheep 2011.Colore dal giallo dorato carico ma ancora intenso e brillante. Al naso note di frutta matura note affumicate e  di idrocarburi. Al gusto e ancora piacevolmente fresco e sapido, morbido rotondo con una nota che ricorda i grandi riesling alsazioni. Un vino che sorprende per la sua complessità, che sembra avere ancora una lunga vita e che lascia stupiti per la sua integrità.

Il millessimo 2011 che con la 2018 apre e chiude la sessione di degustazione danno  la certezza che la coda di pecora nel futuro darà grandi soddisfazioni a Cesare e a chi con lui ha creduto nell’ambizioso progetto.

 

 

 

A fine del bellissimo viaggio nel tempo con Sheep ,coda di Pecora o Ovicauda ,il primo nome di origine latina che rimane solo come testimonianza storica in una delle due vigne aziendali , la giornata si è conclusa con un assaggio delle preparazioni gastronomiche  a cura del Casale di Riardo accompagnati da una grande annata di Casavecchia Montemaggiore 2010 prodotto dall’azienda.

 

 

 

Sheep (Coda di Pecora)  Terre del Volturno Igp.

Lavorazione in acciaio e vetro.

Bottiglie prodotte annualmente circa 2.500

 

 

 

IL VERRO

Sede a Formicola (Ce) – info@ilverro.it – www.ilverro.it

Enologo: Vincenzo Mercurio
Ettari di proprietà: 14, di cui 4 vitati
Bottiglie prodotte: 20.000 circa

Vitigni: Casavecchia, Pallagrello Rosso e Bianco e Coda di Pecora

 

Il Casale di Riardo 

Via della Repubblica 10b 81053 Riardo (Ce)

Contatti ; info@ilcasalediriardo.it  mob + 39 339.3742054

http://www.ilcasalediriardo.it

 

Pasquale Brillante

Sommelier & Barman Giornalista

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