Spaghetti con le vongole veraci, la tradizione sfilabile

Riparto dai mitici ‘80 che per me non sono gli anni di nessuna rivoluzione perchè avevo solo quattro anni, ma sono l’età della donna più bella, dolce, gentile e supersonica che abbia mai incontrato. Riparto da mammà e dalla tradizione. Col loft ancora deserto imbandisco la cena. Semplice: spaghetti con le vongole. In bianco come piacciono a don Raffaele, mio padre. e come piacciono a me. Si parla di lavoro e di vil denaro, con l’impegno però di farlo dopo aver finito la seconda bottigla di Caiatì, la prima parte con l’a- peritivo a base di gamberi e calamari tostati. Tutto rigorosamente sfilabile.

Paolo Perrotta

Tradizionali quanto basta per poterci intravedere spiragli di sperimentazioni. Gli spaghetti alle vongole sono così: ogni volta che li prepari ti sembran diversi e non solo per la qualità, siccome vengon dal mare delle vongole. In una pentola alta, soffriggere aglio, olio e peperoncino. Appena l’olio è vivo e si vede, aggiungervi le vongole veraci precedentemente lavate e asciugate in un panno di tela. Spadellare e coprire per dare il tempo (poco) alle vongole di aprirsi al mondo per farcene scoprire uno diverso. Colare gli spaghetti al dente e spadellare con un po’ di amido per creare la coagula. Servire col prezzemolo tritato e un ramoscello coreografico.

IL FILM

Il primo film dietro la macchina da presa di Massimo Troisi. Targato 1981 Ricomincio da Tre mi fa pensare a quanto di bello abbia dato la nostra terra (Troisi) senza ricevere in cambio. E qui Massimo è geniale, perchè esilarante sarebbe riduttivo, tutto il cast è super.

INGREDIENTI

1 kg di vongole veraci, 500 gr di spaghetti non troppo sottili, olio extravergine di oliva, aglio, prezzemolo, peperonci- no.

IL VINO

Caiatì, targato Alois. Terre del Volturno, terra tosta. E questo Pallagrello bianco che punta forte a tutto rappresenta appieno il tema della serata, decisamente vulcanica e amabile.

IL DISCO

Space Oddity, perchè la prima si sa non te la scordi ma sarebbe da dimenticare. La seconda è sempre la migliore e premesso che David Bowie non doveva morire, e i primi dischi han quasi sempre il nome della star, qui dentro c’è tutta la musica che cercavo e un giorno di parecchi anni fa incontrai, senza mai capirne il significato.

IL DRINK

Lo ammetto: sto limitando di gran lunga le bevute. Causa soprattutto i lavori al loft, che detta così sembra non aver senso, ma prepararsi un drink è un rituale. Metto la vodka e ci mischio il tonik, aggiungo lo zen- zero e vedo com’è. Il tutto vien da se, immaginandomi Skate, la musica e le capriole.

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