MAGGIO DEI MONUMENTI – E’ Napoli la capitale del cibo di strada

C’è un posto a Napoli dove tutti i nomi delle strade si fondono per crearne uno solo che assieme contiene la città e la spacca in due, almeno idealmente. Spaccanapoli, un gruppo di storici commercianti del luogo addirittura vorrebbe presentare una petizione al sindaco per chiamare questo pezzo di città proprio così, spacca in due i Decumani. Quello superiore, famoso perchè distretto naturale dei presepi e quello inferiore, ricco di chiese e monumenti di importanza internazionale e quello Maggiore che parte dal Duomo e arriva al Conservatorio di San Pietro a Majella. Dalla Cappella del Principe di Sansevero alle opere di Michelangelo, passando per il percorso votivo e quello musicale dei cori, ogni mese di maggio, Napoli acquisisce un volto nuovo e tutti i week end del mese, si colorano di una tinta diversa. Piazza San Gaetano, Via dei Tribunali, San L o – renzo Maggiore e San Paolo Maggiore: in ogni pezzo del “core di Napoli” si ballerà, si canterà, si esporrà arte e soprattutto si mangerà. Percorrendo idealmente la via delle arti che dal vecchio Ospedale Pace, spacca in due via Duomo e arriva fino alla Pignasecca, guardando da un po’ più giù via Toledo oltre ad ammirare le bellezze, spesso nascoste di una città bellissima, si sentiranno gli odori dei tanti presidii ed eccellenze del gusto made in Naples che assieme è made in Italy. Il Maggio dei Monumenti sarà intitolato O core ‘e Napule. Cori, cuori e colori di Napoli, ed incentrato sulla musica e in particolare sui “cori”, sui luoghi storici della musica a Napoli quali gli antichi conservatori e i teatri e sui siti contemporanei, sulle strade della produzione artigianale e dell’esposizione degli strumenti musicali e le tante storie e leggende ispirate alla musica. Ai Tribunali, la Cucina di Mammà offre un menù tipicamente napoletano e la genovese si abbina bene ai contorni che la signora Maria prepara all’interno e serve fuori, perchè dentro c’è un solo tavolo, targato Peroni. Il distretto della pizza si sposa bene con quello delle trattorie e dei tanti piccoli bazar delle eccellenze che vendono da un lato frattaglie e taralli, dalla’altro carni buonissime e latticini provenienti dalla Costiera Sorrentina, quella Amalfitana e persino quelli che provengono dal Litorale Domizio. E’ in questo pezzo di terra, la mattina multietnico e la sera studentesco (bello più già, su via Mezzocannone, di fronte alla Federico II, il progetto ‘O Green, assieme take a way e ristorantino rigorosamente bio e a chilometro zero) e qualche volta insicuro, che ci sono le storiche pizzerie Sorbillo, Di Matteo, La Figlia del Presidente e le trattorie che fanno sembrare Napoli una specie di Barcellona e Marsiglia messe assieme (La Campagnola, da Carmine e il Cerriglio, assieme agli attori che sperimentano il ragù da Tandem e il ristorante gourmet per eccellenza che anima San Domenico Maggiore, Palazzo Petrucci dello chef Lino Scarallo e del maestro pizzaiolo Michele Leo). Non solo pizza, al forno a legna o fritta come vuole la tradizione del centro storico, ma anche cibo di strada e di qualità. Anche al centro di Napoli infatti oltre alle abusatissime patatine fritte stanno nascendo localini che fanno cibo da asporto. Dal1903 aSan Biagio dei Librai, proprio attaccato allo storico Bar Nilo (che al suo interno oltre alla sapienza per l’ottimo caffè conserva un riccio della folta chioma del Pibe de Oro Diego Armando Maradona) c’è la Macelleria Gastronomia Cannata dove il signor Pasquale oltre a servire carni di prima scelta da generazioni, offre salsicce farcite e non, di produzione propria e Zuppa forte (soffritto) come la tradizione napoletana insegna. Da qualche mese, nello storico locale rinnovato con uno stile a metà strada tra il moderno e la tradizione, c’è anche una grande brace che serve carni buonissime abbinate a contorni casarecci e primi genuini. Bella mostra nella vetrina che occupa tutto l’ingresso del locale, gli sfizi fritti su cui primeggia l’uovo semmolone: uovo sodo, avvolto in una fetta di pancetta paesana, impanato e fritto. Uno sballo del palato. Un po’ più avanti, all’angolo con Piazza San Domenico Maggiore (sulla destra, nel bellissimo Palazzo Sansevero merita una visita lo studio dell’artista Lello Esposito: cuore e viscere di una Napoli che non è oleografica e Pulcinella non è solo una maschera) c’è un bel Caffè Letterario che coniuga assieme due eccellenze della nostra terra: il Caffè Kimbo e il Torrone Strega. Il Caffè Abc (così si chiama lo spazio interessante di Salvatore Ceci) a parte un’esclusiva selezione di dolci e cornetti alla Strega (lo storico liquore che da Benevento si è imposto in tutto il mondo), grazie al maestro caffettiere Salvatore Pellegrino si è inventato il Caffè Stregato. Cacao amaro, caffè Kimbo e Crema di Strega (nel planetario si mischiano1 kgdi zucchero, 7 caffè ristretti e il liquore Strega). La fusione tra il liquore e il calore del caffè fa venir fuori un aroma eccezionale che si mischia agli oli essenziali che restano al palato, anche dopo la seconda sigaretta. Lungo via Benedetto Croce, si incontra l’arte cioccolattiera di Gay Odin, che oltre agli ottimi nudi serve anche una “riserva” di gelati squisita, dove manco a dirlo il cacao puro regna in tutta la “foresta”. Prima di salire, conviene farsi un giro alla Pignasecca, il regno dei taralli, delle frattaglie, delle pizze e della trippa di Fiorenzano, che accanto (vicino al pescivendolo) ha da sempre anche la friggiotoria e la pizzetteria da asporto, dove regnano anche i tranci di pollo allo spiedo. Salendo per via Costantinopoli, invece, seguendo la melodia degli allievi del conservatorio di San Pietro a Majella, si giunge a Piazza Bellini. L’Hotel Piazza Bellini (di gusto gli aperitivi che organizzano nelle sere di primavera) regna su tutti i ristorantini che danno sulla piazza, da quello vegetariano (Sorrisi Integrali) a quello Arabo, a l’Etto (paghi e mangi a peso) o lo storico Le stanze del Gusto del maestro Mario Avallone, passando per Intremoenia (belli gli incontri fotografici che organizza la sera il fotoreporter de il Mattino Sergio Siano) e Spazio Nea, il concept interessante che coniuga un ottimo bar che dà su un cortile, in una interessante galleria d’arte contemporanea che ospita anche una casa editrice con una bella collana (ma i banale) sulla città. Il giro può finire dopo l’aperitivo al Madre che in cartellone, specie per il maggio ha Daniel Buren (Come un gioco da bambini), Sturtevant e la collettiva Per formare una collezione.

Paolo Perrotta

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